mercoledì 9 gennaio 2008

LUIGI STURZO FOR DUMMIES & FRIENDS

di Ismael

Sull’identità politica e culturale di don Luigi Sturzo pesa un luogo comune duro morire, che il sacerdote di Caltagirone sia stato cioè un democristiano ante litteram. È un equivoco dovuto probabilmente alla scarsa cura con cui i libri di testo scolastici sono soliti approfondire la notevole differenza ideologica tra popolarismo e cristianesimo democratico.

I punti di distinzione tra le due dottrine sono in effetti sostanziali. Il centrismo confessionale della Dc nacque nel contesto storico del secondo dopoguerra, quando De Gasperi perseguì l’unità dei cattolici al fine di costituire un blocco politico efficacemente antagonista del Fronte Popolare pur senza allearsi con i postfascisti. Il Partito Popolare Italiano, fondato da don Sturzo nel 1918, si rivolgeva invece agli uomini “liberi e forti” e aspirava a connotarsi come soggetto politico moderno “nell’ambito di valori relativi, contingenti, che si riferiscono al governo della società e alla soluzione di problemi di carattere giuridico, economico sociale e internazionale”. Un sommario programmatico dagli accenti nettamente aconfessionali, quasi pragmatici, con tutte le carte in regola per precorrere i tempi del “fusionismo” in voga oggigiorno – ossia della tendenza a catalizzare consenso sulla base di un progetto di governo, non dell’adesione preconcetta a sigle di partito tanto identitarie nella denominazione quanto aleatorie in concreto.
La rinuncia a rivendicare un monopolio dell’identità – in questo caso anche e soprattutto religiosa – rimette la scelta di chi premiare al libero giudizio del singolo elettore, il quale provvede autonomamente a calcolare una “media pesata” delle priorità allegate alla sua scala di valori. L’effetto è quello di rendere la massa votante meno controllabile da parte di agenzie e/o istituzioni monofidelizzate: non a caso sia Gramsci che Gobetti guardarono al popolarismo come a una implicita riforma del cattolicesimo, mentre la Chiesa mal tollerò di vedere compromesso il suo margine di indirizzo politico proprio all’indomani del suffragio universale maschile.
Fu questo liberalismo applicato il tratto distintivo del pensiero sturziano. Nella riflessione affidata alla sua cospicua produzione saggistica e letteraria, il prelato calatino si soffermò di frequente sul tema della libertà individuale. Polemizzando con l’allora sindaco di Firenze Giorgio La Pira (correva l’anno 1954), Sturzo scrisse: “affermare che «l’economia moderna è essenzialmente di intervento statale» (La Pira) toglie allo stato moderno la caratteristica di stato di diritto e lo definisce stato totalitario. L’economia di stato se fosse perseguita sulla base di quell’essenzialmente ci porterebbe a perdere la struttura di stato di diritto ed infine le stesse libertà politiche e civili, che diverrebbero solo libertà formali ed esteriori”. E ancora, pescando dal saggio Politica di questi anni. 1950-51: “Il privato impiega il denaro assai meglio dello stato; la produttività dell'impresa privata è superiore a quella dell'impresa pubblica. Per una politica di maggior impiego di mano d'opera è obbligo dello stato non solo non ostacolare l'investimento privato, ma anche favorirlo”. Passi caratterizzati da uno schietto liberismo anti-costruttivista, che non manca di manifestarsi pure in campo extraeconomico: “Il consenso della coscienza pubblica alla formulazione della legge, tacito o espresso, preventivo per la fiducia verso l’autorità o consecutivo per l’adesione data, è necessario perché un ordine giuridico acquisti valore morale. La legge potrà averne la sua efficacia giuridica anche senza tale consenso (se le forme legali furono osservate), non mai la sua efficacia morale; questa può essere acquisita in seguito, anche se in un primo tempo la coscienza pubblica vi avesse ripugnato”. In altre parole, un centro istituzionale che pretenda di creare mentalità e costume tramite una legiferazione eticamente “educativa” indulge a un paternalismo che oblitera il nesso di causalità tra legge morale e norma positiva. Ecco perché Sturzo propendeva per uno stato minimo regionalista, contrapposto al potenziale totalitario dello stato centralista ottocentesco.
Ma il contributo di don Sturzo al pensiero liberale moderno, già ampiamente acclarato, non è il principale argomento del quale mi interessa discorrere in questa sede. L’amico Giovanni Maria Ruggiero, tempo fa, aveva richiamato la mia attenzione su uno spunto di qualche interesse circa una discontinuità di vedute tra lo Sturzo fino ai primi anni ’20 e quello del rientro dall’esilio anglo-americano, datato 1946 e durato ben ventidue anni. Occorre tener presente che l’avversione del Ppi per Mussolini, esternata proprio mentre fervevano i preparativi dell’ignobile concordato tra Chiesa e stato fascista, spinse le gerarchie ecclesiastiche a tutelare i disegni diplomatici della Santa Sede allontanando don Sturzo dalla madrepatria con il pretesto di un “viaggio-studio”. A proposito dell’evoluzione intellettuale del sacerdote di Caltagirone maturata in quel prolungato lasso di tempo, Gabriele De Rosa – curatore di un’antologia di saggi dedicata a Sturzo alla quale rimando – ebbe a scrivere: “Non è da pensare che la corrispondenza con il fratello, insieme alle altre emerse dal suo archivio, [...] ci diano uno Sturzo diverso da quello che aveva fondato il Ppi e aveva combattuto sino in fondo la sua buona battaglia contro Mussolini e per la libertà della Chiesa. Ma nemmeno è da pensare che l’altro Sturzo, quello appunto dell’esilio londinese e americano, [...] abbia vissuto questo periodo come un accidente, doloroso quanto si voglia, che non modificava la sua immagine”. Il diretto interessato negò a sua volta ogni ipotesi di cesura tra il pre- e il post-esilio.
Ma è probabile che l’interesse di Giovanni, psichiatra specializzato in teoria cognitiva, sia stato suscitato dall’emergere, nello Sturzo della maturità, di una disincantata consapevolezza dei limiti della razionalità umana. È un’interpretazione che trova riscontro sia nelle opzioni gnoseologiche sposate dalla filosofia sturziana – debitrici di un originale storicismo dialettico e anti-tomista, nel quale i dualismi non pervengono mai a sintesi definitive – sia nei risvolti prettamente mistici del pluriventennale esilio. Senza contare che il liberismo, negando alla radice la possibilità di pianificare l’economia in base a leggi storiche codificate una volta per tutte, è l’espressione economica di questo “razionalismo temperato”. Nella solitudine dello scrittore, ormai lontano dalla politica attiva, secondo Pietro Scoppola (vedi alle pagg. 35-61 della già citata raccolta, dove lo storico si avvale guardacaso dei metodi della psicologia analitica) il calatino deve aver meditato a fondo sulla virtù del silenzio come lievito oblativo dell’intreccio tra obbedienza e giudizio critico. Vale a dire dei due atteggiamenti tenuti di fronte all’ostracismo patito in seno alla sua Chiesa. Cita Scoppola: “Ci sono stati troppi contatti tra me, papi, cardinali e vescovi. Essi sapevano (e forse apprezzavano) i miei dissensi sulla politica vaticana dal 1900 a oggi; io sapevo le ragioni della loro condotta. Parlarne? Non sarei compreso, anzi sarei frainteso; non parlarne? Molto della mia storia resterebbe opaca (e non dico altro). Dovrei spiegare come è che i papi hanno permesso o tollerato quel che ho io fatto (restando sempre io dentro la disciplina) mentre ad altri non fu permesso. Dopo tutto: meglio niente. Io ho fatto a Dio l’offerta di me completa; ho lavorato (e lavoro ancora) per la sua gloria. Il mio nome scomparirà, ma certe idee resteranno come seme anonimo, che potrà fruttificare”.
Dall’epistolario di don Sturzo traspare quindi la risoluzione a tacere del non dicibile in funzione dell’intento di comunicarne con più forza il contenuto altrimenti ineffabile, nel quadro di un habitus mentale molto vicino alla metacognizione di cui ai più recenti post di Giovanni Maria Ruggiero. Mi rendo conto di avventurarmi in una chiave di lettura piuttosto azzardata degli interessi altrui (non so nemmeno a quali scritti facesse riferimento Giovanni nell’interpellarmi), ma nondimeno è una suggestione avvincente, che merita un tentativo di dibattito tra amici di penna.

Per iniziare a saperne di più:

I profili di Luigi Sturzo su Ragion Politica, da qui in avanti;
Sturzo-De Gasperi, gli amici separati;
Il grande confronto tra Giorgio La Pira e Luigi Sturzo degli anni ’50;
Universalità e cultura nel pensiero di Luigi Sturzo

10 commenti:

Francesco ha detto...

Bell'articolo, complimenti. Hai fatto bene a mettere in risalto che Sturzo è uno degli uomini politici più incompresi della storia italiana, e questo tema sarebbe da approfondire soprattutto oggi che la maggior parte degli uomini politici sembrano tirarlo per la giacchetta a sproposito.

Mi fa ribrezzo pensare che i sedicenti eredi di Don Sturzo siano i vari Mastella, Casini, Follini & Co, che si sono piegati allo statalismo e al clientelismo spacciandoli per ideali solidaristici.

Ho trovato un dato interessante: negli USA, nel 2006, è stato devoluto in beneficenza il 2,3% del PIL. Impressionante, no? Non ho trovato il dato italiano (se lo trovate segnalatemelo) ma ad occhio e croce non credo che si avvicini nemmeno lontanemente a quello statunitense. A riprova del fatto che i paesi meno statalisti sono quelli più (spontaneamente) solidali.

Anonimo ha detto...

"i paesi meno statalisti sono quelli più (spontaneamente) solidali"

E allora? In america la solidarietà si limita a quel 2% del PIL! Almeno da noi la gente non muore se si ammala senza assicurazione medica... Il resto sono parole vuote.

Federico Zuliani ha detto...

"E allora? In america la solidarietà si limita a quel 2% del PIL! Almeno da noi la gente non muore se si ammala senza assicurazione medica... Il resto sono parole vuote".

Mi pare c'entri poco con quanto si dibatte...

Sull'articolo: la figura di Sturzo va sicuramente riscoperta e ristudiata attentamente. Paradossalmente, era meno "clericale" lui di tanti "finti liberali" di oggi...

JL ha detto...

sturzo e de gasperi erano antifascisti. e voi?

cosimo ha detto...

"Mi rendo conto di avventurarmi in una chiave di lettura piuttosto azzardata degli interessi altrui (non so nemmeno a quali scritti facesse riferimento Giovanni nell’interpellarmi), ma nondimeno è una suggestione avvincente, che merita..."

merita che ti vai a studiare veramente Sturzo!

Meno male che ha parlato di "azzardo", ma lo hai fatto con palese retorica e finta modestia, come sarebbe d'uopo fare al termine di una trattazione seria.

Ma,purtroppo,si tratta veramente di un azzardo.

Quanto agli altri che an commentato il uo "saggio":
certo ANTIFASCISTA.
e lo ha pagato con ventisei anni di esilio.

esilio,e qui torno a te caro ismaelarancione, VOLUTO dal regime mussoliniano NON DALA CHIESA.

questa balla(di sturzo "cacciato"dal vaticano)
lasciamo che siano ALTRI a diffonderla

e ti dirò pure chi sono questi altri
se il tuo autentico spirito
liberale
e tollerante
ti favorirà la
integrale
pubblicazione di queste righe,
ed INIZIARE
un bel discorso.

Ogni Bene in Cristo.

Francesco ha detto...

Cosimo, hai lanciato una provocazione interessante ma vorrei puntualizzare che conoscro Ismael personalmente ed è DAVVERO una persona modesta. Non c'è retorica nella esternazione dei suoi dubbi.

Detto questo, credo che si possa discutere delle responsabilità di Chiesa e regime nella "cacciata" di Sturzo serenamente, ma lascio a voi questa disputa che mi vede (ahimè, come in molte altre questioni) troppo impreparato per rispondere.

Per jl: Certo che siamo antifascisti! Ci mancherebbe che strizzassimo l'occhio ad un'ideologia statalista, socialista e violenta! Ti ricordo che i liberali (anche se non tutti, lo ammetto) erano nella resistenza!

cosimo ha detto...

statalista,socialista e violenta. ed aggiungerei pure populista. è bene che le diciamo le cose:sennò,per questi qua,
se non aderiamo al pd
siamo AUTOMATICAMENTE
fascisti.

il chè,almeno parlo PER ME,
non è.

Certo Francesco,
Sturzo era ferocemente odiato da Mussolini in persona.
Lui stesso(sturzo)
racconta
-in pagine gustose e SENZA ACCENTI RANCOROSI verso il duce-
di come gli squadristi,
sapendo i suoi orari,le sue abitudini(era pedinato),
avevano deciso di farlo fuori gettandolo nel Tevere.
E ci andarono vicinissimi al riuscirci.
Fortunatamente don Sturzo aveva occhio,e riconosceva chi lo seguiva.
Ad un suo occasionale(e PROVVIDENZIALE!)
accompagnatore
gli sussurrò scherzando(ma non troppo)se sapesse nuotare.
Aveva visto i sicari
ed aveva capito le loro intenzioni.
Mi fermo qua,per ora.
Anche perchè non è giusto abusare
della ospitalita.
Ma volentieri tornerei sull'argomento.
Sono però in debito di una cosa:
avevo promesso che avrei detto chi è che -diffamandolo- afferma che Sturzo fù cacciato dal Vaticano e non dai fascisti.
Ebbene,sono quegli stessi personaggi(anzi:ormai sono i loro figli e nipoti)
CATTOLICI-o sedicenti tali-
che mal tolleravano l'insegnamento e gli ammonimenti ANISTATALISTI(ma non solo questi) che Sturzo faceva loro. I cattocomunisti,di ieri e di oggi,per capirci bene.
E per non dare l'impressione che sparo nel mucchio,
vi dò un nome ed un cognome ed un suo libro:
giovanni bianchi,"l'idea popolare".

saluti cari.
cosimo d matteis

Federico Zuliani ha detto...

Giovanni Bianchi non era il presidente del PPI che scelse l'alleanza coi DS, provocando la rottura con Buttiglione (che dei Popolari era il segretario nazionale) nel 1995?!? Se è quello, adesso è presidente provinciale del PD...

Tornando sulla questione esilio: caro Cosimo, non si può negare che vi fosse un legame tra il Vaticano ed il Regime, il Concordato è la prova. Non penso di debba scartare a prescindere l'ipotesi di una certa "accondiscendenza" della Curia verso l'allontanamento di Sturzo. Non dico che il Vaticano abbia chiesto al Duce di "silurare" don Luigi, ma almeno un piccolo dubbio sul fatto che la cosa non dispiacesse più di tanto Oltretevere, penso si possa almeno ipotizzarlo...

cosimo de matteis ha detto...

Certo che è lui,caro federico.
Proprio lui.
Attuale presidente del pd milanese,
già presidente delle acli.

Insomma,come dire:
come volevasi dimostrare,
oppure,
nulla di nuovo sotto il sole.

Ma lasciamo stare bianchi,ora.

Ed andiamo nei Sacri Palazzi,
durante i primi anni del Ventennio:
orbene che don Luigi Sturzo
non era simopatico a tutti
oltretevere
è difficile,in effetti,negarlo.
Ma credo che vi fosse in ciò
anche una certa scarsa conoscenza
dell'effettivo pensiero sturziano
(non lo comprendono ancora oggi,figuriamoci ottan'anni fa)
e sopratutto era forte il SOSPETTO
che Sturzo fosse una sorta di Murri
(magari SOLO un po più soft).
Non a caso,
fra i nomignoli e le caricature
che Sturzo ebbe a subire,
vi era quella di
PRETE ROSSO
oltre a quella,forse più nota,
di PRETONZOLO INTRIGANTE.
Quanto all'accostamento con Romolo Murri:niente di più falso.
(ma di ciò ne parliamo un'altra volta).
Basti solo dire che
l'idea
di
"democrazia cristiana"
è tutta murriana.
E la lasciamo volentieri a lui
ed i suoi estimatori
che esistono ancora oggi:
don Lorenzo Bedeschi,
per fare il nome più noto.

Che vi fossero incomprensioni
e/o dubbi
fra Sturzo e gli ambienti Curiali,
dunque è tutt'altro che da escludere a priori.
M A,
1)Sturzo fù SEMPRE obbedientissimo;

2)Sturzo non fece UNA deviazione dottrinale;

3)Sturzo,nobile di animo(e pure di casato),non ebbe MAI risentimenti o rancori verso i confratelli che non lo compresero bene.

E quindi la questione "esilio"
dopo questi piccoi chiarimenti
dovrebbe essere piu chiara:

forti,fortissime pressioni
del Regime,
e "obtorto collo"
una sofferta riflessione
all'interno degli ambienti curiali.

Il risultato fu un passaporto fatto giungere al Nostro.

Sturzo,
mite e relista,
tutt'altro che "disobbediente"
(pensate a quei "campioni"invece:turoldo,milani,fino al recente don vitaliano,
giusto per fare qualche nome)
dopo
preghiera
discernimento
consigli
(in primis con suo fratello Mario,grande figura di Vescovo,tutta da riscoprire e RIVALUTARE),
fà la Volontà di Dio.

Mi fermo qui.

de matteis cosimo, brindisi ha detto...

ONE WAY: S T U R Z O

Casini qua,casini là, casini a porta a porta,casini mi è piaciuto,casini ieri non mi è dispiaciuto.....
Casini è un politico in CAMPAGNA ELETTORALE.
Possibile che vi facciate abbindolare pure voi?
Se ha detto cose condivisibili non è detto che le pensi davvero. Possibile che si dimentichino in un baleno le storture operate,i soprusi?
Certo,la facile obiezione già la sento: "eh,si.ora giochiamo allo sfascio.proprio ora che casini....".
Ma no, no. Il punto è che SPESSO le persone non cambiano da un giorno all'altro: è un percorso lungo ed accidentato e, salvo eccezioni, richiede un lungo tempo.
E soprattutto la capacità e l'umiltà di mettersi in discussione. Se ciò non avviene nel cuore di un uomo allora c'è ben poco da attendersi.
Non si può separare la sfera del privato,delle concrete scelte di vita, dall'operato pubblico. Tanto più son da prendere con le molle le dichiarazioni in campagna elettorale.
Da tempo ha capito che l'ambizioso (forse più di lui) uomo di confindustria mira a governare il Paese. E ci riuscirebbe DAVVERO se ancora una volta il PROVVIDENZIALE uomo di arcore,Silvio Berlusconi, non ci salvasse dall'ennesima bizzarria tutta italiana.
Ripeto:ancora una volta Berlusconi ci salverà. Ma, santo Cielo, aiutiamolo! O almeno non lo ostacoliamo.
E, una preghiera all'Onorevole Ferdinando Adornato: si RI-allei con Silvio Berlusconi, non lo molli, le sue (di Berlusconi) straordinarie capacità e la di lei competenza ed autorevolezza nel dialogo autentico fra il cattolicesimo(lei parla di cristianesimo,ma non conta ORA questo distinguo) e i veri,autentici liberali, può portarvi molto lontano per l'autentico Bene dell'Italia. Gianfranco Morra, Gaetano Quagliariello, Giovanni Palladino, Lucetta Scaraffia, Angelo Crespi, Marcello Pera, Giuliano Ferrara: l'Italia ha bisogno di voi.

E di Don Luigi Sturzo,naturalmente.


COSIMO DE MATTEIS


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