venerdì 11 aprile 2008

IL SISTEMA PERVERSO DEI FINANZIAMENTI AI COMUNI

di Francesco Lorenzetti

Operando come Consigliere Comunale nella mia città, mi sono reso conto di un problema di finanza pubblica poco conosciuto ma di grande rilevanza pratica che mi piacerebbe discutere con voi. La questione riguarda i contributi regionali all'edilizia comunale, e per quelli di voi che sono poco pratici di queste cose la riassumerò nel modo seguente.

Quando una nuova opera pubblica di una certa rilevanza economica viene inserita nel Piano Triennale delle Opere (un documento di programmazione obbligatorio per ogni amministrazione) c'è naturalmente l'obbligo per il Comune di iscrivere a bilancio il relativo onere di spesa e di segnalare in che modo esso intende coprire il finanziamento. Dunque, apparentemente l'intera spesa sembrerebbe a carico del Comune, ma in realtà così non è, perchè dalla Regione sono spesso attesi dei contributi per ciascuna opera, ai quali si accede attraverso dei bandi, che vanno ad alleggerire la spesa a carico del Comune.

Ora, se ci pensiamo bene, questo è un meccanismo perverso, perchè premia i Comuni che aumentano la spesa; infatti a loro arriveranno più soldi sottoforma di contributi, soldi che non arriverebbero senza la presentazione delle nuove opere. Ciò incentiva le amministrazioni a spendere moltissimo in edilizia, perchè questa è una strategia politica vincente: crea l'immagine di una Giunta operosa che costruisce opere importanti, e al tempo stesso il Comune dovrà soltanto contribuire alla spesa, non sostenerla interamente.

Al contrario, se i politici locali scegliessero, in un'ottica liberale, la strada della riduzione delle imposte, essi si troverebbero a dover far fronte da soli alle minori entrate, senza nessun aiuto proveniente dalle altre pubbliche amministrazioni. Insomma, con questo sistema è molto più facile fare bella figura davanti agli elettori aumentando la spesa coi contributi regionali che puntare su un abbassamento, in solitaria, delle imposte.

Vi faccio un esempio. Nel mio Comune l'ICI sulla prima casa rende circa mezzo milione di euro l'anno. Io, che sono liberale, vorrei eliminare questa entrata e mi dico: come è possibile che non riusciamo a togliere l'ICI, quando spendiamo cifre molto maggiori per opere pubbliche di importanza secondaria? Il fatto è, però, che come ho spiegato il Comune mette solo una piccola parte di quelle somme, mentre il resto è coperto con contributi regionali. Così, a ben vedere, ad un amministratore conviene aumentare la spesa in edilizia anzichè tagliarla, perchè se la aumenta lo aiuta la Regione, se la abbassa invece si deve arrangiare a fare a pugni con i revisori del bilancio.

Io credo che questo sia un problema da affrontare, ma non ho sentito nessuno parlarne in campagna elettorale. Credo sia per il fatto che il problema è poco conosciuto e non viene sollevato nemmeno dai quotidiani specializzati in materie economiche, perciò mi piacerebbe che sul punto si aprisse una discussione. Anche in questo caso, auspico che in futuro ci sia meno spazio per l'arbitrio dei politici e più meritocrazia nell'azione degli amminisratori, nel senso di premiare chi sa spendere meno e spendere meglio, restituendo ai cittadini quelle somme in eccesso che, come si sente spesso dire, fanno della nostra classe politica una casta intoccabile.

12 commenti:

alessandro polcri ha detto...

anch'io come te facendo il consigliere comunale di opposizione, mi sono posto lo stesso problema nel corso di un consiglio comunale.
per farla breve mi hanno riferito che tutto dipende se la spesa viene ad essere inquadradata come capitolo di spesa corrente o di investimento.
se la spesa in opere pubbliche di sicurezza viene inquadrata in quella di investimento l'amministrazione a giuoco facile xkè può ammortizzare la spesa in più anni senza farla rientare nel bilancio di cassa dell'anno in corso, così facendo eludendo i limiti imposti dalla legge sul tetto di spesa corrente annuale.
(per magia delle spese di investimento concrete dell'amministrazione non risultano nel conteggio ai fini della soglia di mantenimento del patto di stabilità)
il secondo inghippo è come ovvio che i finanziamenti regionali saranno indirizzati per lo più su amministrazioni dello stesso colore politico.
su questo la regione toscana è campione

Anonimo ha detto...

Essere consigliere comunale di FI in toscana deve essere una cosa tremenda... :-)

Ad ogni modo si potrebbe pensare ad un disegno di legge da definire con altri blogger per presentarlo al Governo che verrà.

Si parla sempre dei costi della politica, ma sono questi! La gente vede solo lo stipendio alto dei parlamentari... Per carità, anche quello è un problema, ma per risparmiare davvero i soldi pubblici bisogna responsabilizzare tutte le pubbliche amministrazioni.

Ciò significa che tutti i Comuni devono avere gli stessi trasferimenti (ovviamente, in proporzione alla loro grandezza) e devono essere lasciati liberi di decidere se intendono spenderli oppure abbassare le imposte, assumendosi le loro responsabilità in modo trasparente davanti all'elettorato.

Il sistema attuale è assurdo: ricevono più soldi i Comuni che spendono di più!

Anonimo ha detto...

... però lo cose non stanno esattamente così:
i contributi non sono automatici, quindi mettere molte opere in un piano triennale non vuol dire che arriveranno più soldi.
Piuttosto è vero che per partecipare a bandi pubblici l'opera deve essere inserita nel piano e questo mi pare doveroso, dal momento che la richiesta dovrebbe partire solo per quelle opere, che hanno democraticamente passato la valutazione del consiglio comunale.
Rimane comunque il fatto che questo non vuol dire che l'opera sarà finanziata...anzi.
Spesso si rimanda di piano in piano fino a quando non ci sarà la necessaria copertura.
Una buona amministrazione poi si vede anche da quanto riesce effettivamente a realizzare.
Quindi porrei maggiore enfasi sul come (efficacia ed efficienza) vengono spesi i soldi pubblici.

In merito al discorso più ampio è da osservare come il meccanismo della spesa pubblica sia un sistema di vasi comunicanti dove, a meno che non si modifichi sostanzialmente, è solo un problema di dove viene fatta e controllata la spesa.
Io ritengo che la spesa debba essere gestita il più vicino possibile ai cittadini in modo che possa essere maggiormente controllata ed inserita in un metodo trasparente di "federalismo fiscale" così che tutti possano sapere quanto la comunità locale ha contribuito a finanziare di quell'opera.

Un ultima osservazione a quanto riportato da polcri nel post precedente:
nella definizione di spese correnti o in conto capitale, non è che ognuno si comporta come gli fa più comodo. Ci sono delle regole contabili ben precise.
Inoltre non è vero che le spese in conto capitale non rientrino nel meccanismo del patto di stabilità. Innanzitutto perché il sistema di calcolo viene cambiato spesso dalla legge finanziaria e nel periodo in cui sono stato assessore al bilancio [della stessa città di Francesco ndr] anche le uscite (dico uscite non spese, che sono cose diverse) in conto capitale avevano delle forti limitazioni creando delle situazioni assurde di cui ebbi modo di riferire in consiglio all'atto della variazione di bilancio e che qui non mi dilungo a spiegare.
Poi perché comunque, la rata annuale (capitale + interessi) delle spese in conto capitale è comunque una spesa corrente.

Anonimo ha detto...

Giusta precisazione, ma Polcri voleva secondo me porre l'attenzione in generale sul fenomeno dell'indebitamento come modo di finanziamento di opere che giovano all'immagine dell'amministrazione a spese delle generazioni future, e sono d'accordo con lui che questa è una piaga tremenda.

Sul federalismo fiscale sono d'accordo, ma dipende molto dal modo in cui lo si vuole realizzare... Staremo a vedere il nuovo Governo come si comporterà.

PS: non ho detto che i finanziamenti sono automatici, ho parlato di "bandi" se leggi bene... Ma la sostanza non cambia.

alessandro polcri ha detto...

difficile da spiegare ma secondo tecnici mi hammo riferito che attraverso l'applicazione di criteri finanziari o economici, si altera la sostanza del bilancio. A differenza di quest'anno,per il triennio successivo infatti, gli enti dovranno calcolare gli obiettivi del patto in termini di competenza ibrida. Il saldo finanziario, si legge nella bozza di manovra 2008, sarà costituito "dalla somma algebrica degli importi risultanti dalla differenza tra accertamenti e impegni, per la parte corrente, e dalla differenza tra incassi e pagamenti per la parte in conto capitale, al netto delle entrate derivanti dalla riscossione di crediti e delle spese derivanti dalla concessione di crediti"

Anonimo ha detto...

Invece è proprio la sostanza che cambia; infatti non è vero che, come scrivi tu, "ad un amministratore conviene aumentare la spesa in edilizia anzichè tagliarla, perchè se la aumenta lo aiuta la Regione, se la abbassa invece si deve arrangiare".

Poi sul fatto che "l'indebitamento come modo di finanziamento di opere che giovano all'immagine dell'amministrazione a spese delle generazioni future" sia un comportamento discutibile si potrebbe aprire un dibattito.
Ci sono alcune cose da puntualizzare però (senza voler essere esaustivo, ma solo come punti di riflessione):
- quali sono le opere che servono a far fare "bella figura ad una amministrazione? "
Sappiamo che quello che per alcuni è indispensabile per altri può non esserlo. E comunque è il consiglio che approva il piano delle opere e non solo la giunta, proprio perché è un atto politico importante e non solo amministrativo.
- con l'importo ICI prima casa che porti ad esempio si riesce ad asfaltare a malapena qualche chilometro di strada o a coprire le spese di manutenzione del verde.
E' quindi matematicamente impossibile fare opere pubbliche senza ricorrere all'indebitamento.
- E' inoltre tecnicamente impossibile, dati i principi di gestione di bilanci degli enti pubblici che obbligano entrate=uscite accantonare risorse per spese future.

Questa ultimo punto che può apparire di buon senso, nella realtà corre il rischio di portare gli enti a spendere tutte le entrate invece di far in modo di adeguare le entrate alle esigenze di spesa. Non so se è chiaro il concetto, però questo si che può diventare aberrante ed è un po' il problema che hanno anche le grandi aziende quando lavorano secondo le logiche di budget.

E' vero poi che il meccanismo del patto di stabilità ha creato (fin dall'inizio) un altro fenomeno negativo. Essendo basato su ipotesi di riduzione della spesa che hanno preso a base i valori storici, i comuni che già per loro prassi amministrativa avevano una attenta gestione della spesa si sono trovati penalizzati dovendola ridurre ulteriormente indipendentemente dalla copertura.

Poi ci sarebbero molte altre cose da dire, ma servirebbe un dibattito altrimenti ne viene fuori un libro :)

Anonimo ha detto...

Senti, io mi spazientisco quando leggo dei non sequitur.

"Non è vero che conviene spendere in edilizia anzichè tagliare le tasse"!?

Ragioniamo economicamente: se una parte della spesa comunale in edilizia è coperta dalla Regione, ciò secondo te fa aumentare o no la propensione degli amministratori comunali a spendere in edilizia rispetto ad una situazione in cui tutta la spesa è a carico del comune??

E visto che la regione non finanzia in egual misura i comuni che scelgono di abbassare le tasse, venendo loro incontro con una quota di compensazione delle minori entrate, ciò non rende poco conveniente l'utilizzo della leva fiscale??

Spero di essere stato chiaro adesso, perchè non amo i lunghi dibattiti a colpi di commenti...

Anonimo ha detto...

Anch'io mi spazientisco quando leggo dei post scritti da chi ha una conoscenza a dir poco superificiale di quello che scrive.
Comunque la tua posizione è molto chiara, peccato parta da un presupposto sbagliato

ps
una curiosità, ma la regione poi i denari per la compensazione dove li va a prendere?

Anonimo ha detto...

Dimenticavo.
su questo argomento non scriverò più.

Anonimo ha detto...

Mi sembra che qui tu sia l'unico a pensarla così, perciò non serve andare avanti con la discussione. Credo che tu mi stia avversando solo per sfogarti della disfatta elettorale che hai subìto nel nostro Comune alle scorse elezioni, perciò lascerò correre le tue provocazioni.

Anonimo ha detto...

Quando uno non a argomenti...

Federico Zuliani ha detto...

Poi sul fatto che "l'indebitamento come modo di finanziamento di opere che giovano all'immagine dell'amministrazione a spese delle generazioni future" sia un comportamento discutibile si potrebbe aprire un dibattito.
Ci sono alcune cose da puntualizzare però (senza voler essere esaustivo, ma solo come punti di riflessione):
- quali sono le opere che servono a far fare "bella figura ad una amministrazione? "
Sappiamo che quello che per alcuni è indispensabile per altri può non esserlo. E comunque è il consiglio che approva il piano delle opere e non solo la giunta, proprio perché è un atto politico importante e non solo amministrativo.
- con l'importo ICI prima casa che porti ad esempio si riesce ad asfaltare a malapena qualche chilometro di strada o a coprire le spese di manutenzione del verde.
E' quindi matematicamente impossibile fare opere pubbliche senza ricorrere all'indebitamento.
- E' inoltre tecnicamente impossibile, dati i principi di gestione di bilanci degli enti pubblici che obbligano entrate=uscite accantonare risorse per spese future.

A me questo sembra un post "giustificatorio"... visto che chi ha l'ha scritto era parte integrante di un amministrazione locale di centrosinistra, che nella nostra zona ha questo "vizietto" delle opere pubbliche elettorali...tanto, la gente vede le rotonde, mica i debiti! Nel mio Comune, limitrofo a quello di Matteo e Francesco, siamo sui 15 milioni di Euro di debiti, con mutui fino al 2030...ah, dimenticavo: il Sindaco di Matteo era pure segretario comunale nel mio Comune...che il "vizietto" di cui sopra non sia propriamente casuale?!?


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